Malattia da decompressione: cause, sintomi e prevenzione 2025

Malattia da decompressione (MDD): guida aggiornata al 2025
La malattia da decompressione, spesso chiamata anche “MDD” o “il male dei cassoni”, è un problema che può colpire le persone che si immergono sott’acqua, ma anche chi lavora in ambienti con pressione elevata, come astronauti o tecnici subacquei. Succede quando il nostro corpo assorbe troppo azoto a causa della pressione e poi risale troppo velocemente, senza dare il tempo ai gas di uscire in modo sicuro.
Pensala così: è un po’ come aprire troppo in fretta una bottiglia di acqua frizzante. Se lo fai piano, l’acqua resta limpida. Se invece la agiti e la apri di colpo, esce tutta la schiuma. Ecco, nel nostro corpo succede qualcosa di simile: l’azoto si trasforma in bolle e può fare molto male.
In questa guida aggiornata al 2025 troverai spiegato in modo semplice e completo tutto quello che serve sapere: cos’è davvero la MDD, perché succede, quali sono i sintomi da non sottovalutare, cosa fare in caso d’emergenza e soprattutto come prevenirla facilmente. È una lettura utile per tutti, dai principianti ai sub esperti.
Una storia da 30 metri di profondità
Durante la costruzione del celebre ponte di Brooklyn nel XIX secolo, gli operai impiegati nei “caissons” (camere a pressione usate per lavorare sott’acqua) soffrivano di misteriosi sintomi dopo essere risaliti in superficie: paralisi, dolori articolari, mal di testa, addirittura morte improvvisa. Nessuno capiva perché. Solo anni dopo si intuì che si trattava di una patologia da decompressione, causata da risalite troppo rapide in ambienti iperbarici.
Oggi sappiamo che lo stesso fenomeno può colpire chi pratica immersioni subacquee, in particolare se non segue scrupolosamente le procedure di risalita.
Cos’è la malattia da decompressione?
Durante un’immersione, il corpo umano si comporta come una spugna: assorbe azoto disciolto a causa dell’aumentata pressione parziale del gas. Questo gas si dissolve nei tessuti e nel sangue, senza creare problemi fintanto che la pressione resta costante.
Il problema sorge durante la risalita: se troppo rapida, la pressione cala bruscamente e l’azoto viene liberato sotto forma di microbolle. Un po’ come quando si apre una lattina di bibita gassata: la rapida diminuzione di pressione fa “esplodere” l’anidride carbonica.
Queste bolle possono ostruire capillari, danneggiare tessuti e organi, e innescare reazioni infiammatorie anche gravi. L’entità del danno dipende da:
- profondità
- durata dell’immersione
- profilo di risalita
- condizioni fisiche individuali
Sintomi: quando preoccuparsi
I sintomi della malattia da decompressione possono comparire pochi minuti dopo la risalita oppure anche diverse ore dopo, fino a un massimo di 24 ore. Alcuni sintomi sono lievi e facili da confondere con la stanchezza, altri invece possono essere molto gravi. Ecco un elenco chiaro e spiegato dei segnali a cui fare attenzione.
🟢 Sintomi lievi (muscoli e articolazioni):
- Dolori articolari, soprattutto a spalle, gomiti e ginocchia
- Formicolii o sensazione di “spilli” sulla pelle
- Stanchezza continua, anche dopo il riposo
Questi sintomi possono sembrare innocui, ma se durano a lungo o aumentano, devono essere presi sul serio.
🟠 Sintomi neurologici (nervi e cervello):
- Capogiri o vertigini
- Mal di testa improvviso
- Problemi di equilibrio o difficoltà a camminare
- Paralisi parziale o debolezza in una parte del corpo
- Confusione mentale, difficoltà di memoria, allucinazioni
🔴 Sintomi respiratori e del cuore:
- Tosse secca e insistente
- Dolore al petto o senso di oppressione toracica
- Difficoltà respiratoria o mancanza di fiato (dispnea)
- Sensazione di svenimento o segni di shock
⚠️ Altri sintomi visibili o strani:
- Prurito cutaneo intenso senza motivo apparente
- Eruzioni rosse sulla pelle (soprattutto su torace e spalle)
- Gonfiore delle mani, delle gambe o del viso
Molti di questi segnali possono sembrare “normali” dopo un’immersione, ma se compaiono in modo improvviso, aumentano o non passano, è meglio agire subito. Quando c’è anche solo il dubbio, è sempre meglio trattare la situazione come una possibile MDD e contattare i soccorsi.
Fattori di rischio principali
| Fattori fisici | Fattori comportamentali |
|---|---|
| Profondità elevate | Alcol prima/dopo l’immersione |
| Durata prolungata | Disidratazione |
| Immersioni ripetute | Attività fisica intensa dopo immersione |
| Risalite rapide | Stress e mancanza di sonno |
| Scarsa forma fisica | Voli aerei subito dopo |
Allo stesso modo, immergersi ripetutamente senza rispettare i tempi di superficie, risalire troppo velocemente o prendere un volo subito dopo l’immersione sono errori comuni che possono avere conseguenze anche gravi. È importante sapere che la maggior parte di questi rischi può essere evitata con un po’ di attenzione e consapevolezza. Basta poco: ascoltare il proprio corpo, rispettare i limiti del proprio livello di esperienza e non sottovalutare mai le condizioni del mare e dell’attrezzatura.
Una corretta idratazione, il rispetto delle regole base della subacquea ricreativa e l’uso di attrezzature moderne (come computer subacquei con funzioni di sicurezza avanzate) sono oggi strumenti preziosi per ridurre notevolmente i rischi. Anche parlare con il proprio buddy prima dell’immersione, per concordare tempi e modalità, può fare la differenza. La prevenzione, in fondo, è la prima vera immersione da fare: quella nella consapevolezza e nella responsabilità.
Diagnosi e trattamento
Riconoscere in tempo la malattia da decompressione può fare la differenza tra una pronta guarigione e conseguenze gravi. La diagnosi di MDD è principalmente clinica: non esistono esami rapidi del sangue o test strumentali che confermino subito la presenza della patologia. I medici si basano sui sintomi riferiti dal paziente, sul profilo dell’immersione e sull’eventuale risposta al trattamento iniziale con ossigeno.
Una cosa è certa: la tempestività è fondamentale. Se anche solo sospetti una MDD, è meglio agire subito. Ecco una lista pratica di cosa fare.
✅ Checklist di emergenza:
- Interrompere immediatamente qualsiasi immersione in corso
- Mantenere il subacqueo disteso, con le gambe leggermente sollevate per migliorare la circolazione
- Somministrare ossigeno puro al 100%, se disponibile, in modo continuo
- Evitare alcolici, sedativi o qualsiasi sostanza che possa alterare la coscienza
- Controllare frequentemente il battito cardiaco e la respirazione
- Contattare il 118 o, se in zona costiera, il centro iperbarico più vicino
In attesa dei soccorsi, non lasciare mai sola la persona colpita e annota il maggior numero di dettagli possibile sull’immersione (profondità, durata, soste di sicurezza, tipo di gas respirato). Queste informazioni saranno molto utili per i medici.
🩺 Trattamento standard:
- Trasferimento in camera iperbarica, dove il subacqueo sarà sottoposto a ossigenoterapia iperbarica. Questo permette di ridurre rapidamente il volume delle bolle di gas e migliorare la circolazione.
- Monitoraggio continuo da parte di personale specializzato
- Somministrazione di liquidi per via endovenosa, per favorire l’eliminazione dell’azoto e stabilizzare il paziente
- Nei casi più gravi: ricovero ospedaliero in terapia intensiva per la gestione delle complicanze neurologiche o cardiache
Molti subacquei che ricevono un trattamento tempestivo recuperano completamente. Tuttavia, se trascurata o trattata troppo tardi, la MDD può lasciare danni permanenti o addirittura essere fatale. Per questo motivo, mai sottovalutare anche sintomi leggeri.

Prevenzione efficace nel 2025
La prevenzione è, da sempre, la miglior cura nel mondo delle immersioni. Conoscere i rischi, adottare abitudini corrette e utilizzare strumenti affidabili permette di ridurre drasticamente le probabilità di sviluppare la malattia da decompressione.
Ecco una serie di buone pratiche da seguire con attenzione:
🔹 Pianifica l’immersione: informati prima di scendere in acqua, scegli attrezzature adatte e affidabili. Un buon computer subacqueo aggiornato è un alleato fondamentale.
🔹 Segui sempre le tabelle di decompressione: anche se ti senti bene, non trascurare le soste di sicurezza. Servono a dare al tuo corpo il tempo necessario per liberarsi dell’azoto in eccesso.
🔹 Evita immersioni ripetute senza adeguato intervallo: più immersioni ravvicinate significano più azoto accumulato. Lascia passare il giusto tempo tra un’immersione e l’altra.
🔹 Mantieniti ben idratato: bere acqua prima e dopo l’immersione aiuta il corpo a funzionare meglio e a gestire i gas disciolti nei tessuti.
🔹 Non immergerti mai se sei stanco, raffreddato o sotto stress: il tuo corpo è già impegnato a compensare altre condizioni. Non sovraccaricarlo ulteriormente.
🔹 Evita voli aerei e grandi dislivelli (come la montagna) nelle 24 ore successive all’immersione. Il cambiamento di pressione può favorire la formazione di bolle di gas.
🔹 Non immergerti mai da solo: il sistema “buddy” (compagno di immersione) è essenziale sia per la sicurezza che per affrontare eventuali imprevist
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❓ Domande frequenti
Quali sono i sintomi più comuni della malattia da decompressione?I sintomi includono dolori articolari, formicolii, nausea, vertigini, e nei casi gravi paralisi o perdita di coscienza.
Come si può prevenire la MDD?Seguendo le tabelle di decompressione, usando un computer subacqueo aggiornato, evitando alcol e mantenendosi ben idratati prima e dopo l’immersione.
Cosa fare in caso di sospetta malattia da decompressione?Interrompere subito le immersioni, somministrare ossigeno, chiamare i soccorsi e trasportare il subacqueo al centro iperbarico più vicino.
Quanto tempo devo aspettare prima di prendere un volo dopo un’immersione?In genere si consiglia di attendere almeno 18-24 ore dopo l’ultima immersione, soprattutto se è stata lunga o profonda. Segui sempre le linee guida del tuo computer subacqueo.
Posso immergermi se ho raffreddore o congestione nasale?No, è fortemente sconsigliato. Una congestione può impedire la corretta compensazione della pressione e aumentare il rischio di barotraumi e altri problemi, inclusa la MDD.







